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Storia di una backpacker: delirio di una viaggiatrice zaino in spalla

Su di me l’idea del viaggiatore backpacker ha sempre esercitato un fascino romantico anche se a sentirlo detto così sembra davvero una cosa un po’ snob.

Però una cosa a mia difesa devo dirla.

Quando ho cominciato a viaggiare zaino in spalla non l’ho mica fatto perchè faceva figo eh!
Ho cominciato spinta da un’unica e sola (valida) motivazione: spendere poco.
Davvero ho cominciato semplicemente perchè afflitta da questa mia innaturale taccagneria (meglio definibile come “delirio di povertà”) che mi accompagnava quando ero studentessa e anche un po’ povera davvero. Tra l’altro ai tempi miei mica c’era Ryan che con 30 euro ti portava in giro per l’ Europa o skyscanner che ti comparava i prezzi e ti diceva cosa comprare: ai tempi miei se
volevi partire dovevi spendere tutto per il biglietto e per il resto arrangiarti.

Il fatto è che i tempi sono cambiati ma io, viaggiare zaino in spalla, continuo a farlo anche adesso che non sono più così povera e neanche più così tanto studente.

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E’ che innegabilmente al viaggio zaino in spalla ti ci affezioni.

Ti affezioni al vecchio, fedele zaino, compagno di tante avventure, sul quale ti sei ripromesso centinaia di volte di appiccicare
le famose bandierine.
Che poi io queste benedette bandierine non le ho  mai appiccicate e sono ancora tutte quante nel cassetto.
Chi può essere più comodo di lui, nonostante i vestiti strapazzati come quando appena usciti della lavatrice?
Nonostante  che se devi tirare fuori il rotolo della carta igienica per un’emergenza devi svuotarlo completamente?
Si perchè quando hai lo zaino e te la stai facendo sotto quello che ti serve immancabilmente è sempre sul fondo.

Ti affezioni alle 15 insensate ore di autobus e all’invalidante, inevitabile mal di schiena che sempre ne consegue.

Perchè senza di quelle 15 ore è come se neanche ci si fosse, in viaggio.
Poco importa se quando arrivi in ostello stravolto incontri persone che grazie alla macchina in affitto si sono già fatti otto ore di relax e mare cristallino mentre tu su quel bus sgangherato a momenti ci crepavi.
Per il caldo, per la puzza e per la guida dell’autista.

Ti affezioni all’ostellaccio, l’unico che alle dieci di sera sei riuscito a trovare libero e alle bed bugs che sono comprese nel prezzo della camera.
L’alternativa del resto è quella di restare a dormire di fuori, magari proprio alla stazione dell’autobus che per poco non ti ha uccisa.
Poco importa se chi ha prenotato da casa allo stesso prezzo ha preso una camera con aria condizionata in un resort a 4 stelle.

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Ti affezioni all’idea di sentirti un po’ Indiana Jones alla ricerca del santo Graal anche se ormai di luoghi dove fare Indiana Jones ce ne sono più pochi e se il barbaro straniero invece di una sciabola ha in mano uno smartphone.

La realtà è che il viaggio zaino in spalla è romantico.
Insomma ha tutto un altro sapore. Non è solo questione di essere snob, è davvero così.
Forse perchè su quell’autobus ho incontrato qualcuno e sono riuscita a comunicare solo gesticolando.
Forse perchè l’autobus mi ha insegnato a fare pipì in fretta sennò ripartiva e alla piazzola mi ci lasciava.

Forse perchè mentre scappavo al bagno ho lasciato lo zaino in custodia al primo cha passava e quando sono tornata l’ho trovato ancora lì a custodirlo come se fosse pieno di cose preziose invece che dei miei vestiti spiegazzati.
Forse perchè nell’ostello ho trovato tra i libri lasciati da altri viaggiatori prima di me una vecchia edizione della Lonely planet di cui la copertina sgualcita raccontava altre storie.

Forse perchè  viaggiare zaino in spalla mi ha concesso quel pizzico di disorganizzazione capace di trasformare il viaggio in una piccola avventura.

Forse semplicemente perchè è in questo modo di viaggiare che mi sento davvero felice.

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Un articolo spettacolare di:
Martina Santamaria

Pimpmytrip.it