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Ecco perchè non condividerò più nulla sulla tragedia del volo MH17

Sul disastro del volo MH17 della Malaysia Airlines ne ho lette davvero di tutti i colori.

Mi sono limitato a esporre la situazione così come qualsiasi giornale sta cercando di fare. Ho pubblicato 3 post nei giorni scorsi. Uno che andava a spiegare in maniera generale ciò che purtroppo era successo. Uno che andava a raccogliere le reazioni degli organi di stampa nel mondo e uno su un’intercettazione (sarà vera?) che andrebbe a inchiodare la Russia.

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Ora, non ho il potere nè le competenze per poter dire chi è stato a compiere questo atto TERRORISTICO. Non ne ho nemmeno la voglia. Perchè? Perchè sono morte 298 persone INNOCENTI. E continuo a vedere video FALSI di improbabili aerei incendiati nel cielo. Articoli con scritto “CLICCA QUI per vedere l’aereo colpito dal missile” (ovviamente e palesemente falso e inventato). Video di aerei che piroettano schiantandosi al suolo, video di altre tragedie che si vanno a collegare a questa solo per raccogliere click e visualizzazioni. Ho visto poi un video dove mostrano i corpi scoperti delle vittime, caduti dal cielo, nei prati circostanti il luogo dell’impatto. A volto scoperto. Un altro video del quale si dovrà verificarne l’attendibilità ma che, a quanto pare, batte inesorabilmente sul bisogno di fare notizia a tutti i costi, trovare lo scoop sensazionale, raggirando quella soglia di rispetto che ormai nella libera “informazione” (?) si è ormai superata.

Chinese students pray for the victims of Malaysia Airlines Flight MH17 at Yangzhou University (Mirror.co.uk)

Non voglio pubblicare nessuno scoop, nessun video in esclusiva, nessun finto articolo per raccogliere condivisioni e visibilità macinando sopra questa immensa tragedia. Non è informazione, è sciacallaggio. Quello che vorrei è soltanto un minimo di rispetto per chi ci ha rimesso la vita senza nemmeno sapere che quel respiro a diecimila metri d’altezza, quella stretta di mano e quello sbirciare dal finestrino, sarebbe stato l’ultima cosa fatta nelle propria esistenza.

Daniel Mazza

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