Washington vuole controllare i social di chi richiede il visto.

Paradossale che proprio il Paese che ha come insegna il simbolo della libertà per eccellenza, limiti sempre più la privacy della gente per scopi che avrebbero a che fare con la sicurezza nazionale. Questa la conseguenza di quella proposta del Dipartimento di Stato che rende obbligatoria una misura che in precedenza sarebbe stata solo volontaria.

La proposta precedente, infatti, prevedeva la comunicazione dei propri account social solo come scelta volontaria e veniva applicata solo ai richiedenti selezionati per un’ispezione più approfondita. Attualmente, invece, chi richiede un visto per gli Stati Uniti deve fornire dettagli sui propri account social utilizzati negli ultimi 5 anni, così che i “paladini” di Trump possano raccogliere la cronologia di chi cerca di ottenere il documento per raggiungere la Grande Mela. Tutto ciò tramite la compilazione di un apposito modulo, già creato per l’ordinanza. Si tratta di un provvedimento che, secondo i dati raccolti, avrebbe interessato circa 14,7 milioni di persone in un solo anno.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di questa operazione di screening non proprio politically correct che rientra nella strategia di Trump. Oltre ai social, infatti, i richiedenti del visto dovranno fornire anche numeri di telefono e indirizzi e-mail usati negli ultimi 5 anni, insieme alla cronologia dei loro viaggi.

Ma non tutti saranno obbligati: chi si salva?

Alcune tipologie di visto, come quello ufficiale o diplomatico, saranno probabilmente esenti da tale misura, così come i viaggiatori che rientrano nel programma Visa Wiver Program, per viaggi di lavoro o turismo al di sotto dei 90 giorni. Liberi da tale provvedimento anche coloro che arrivano da paesi come Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Italia ai quali gli Usa permettono di viaggiare senza visto, ma solo con autorizzazione ESTA.

 

La notizia del provvedimento era arrivata nel 2017

All’epoca era previsto che le autorità ispezionassero così approfonditamente l’identità di una persona solo se quel tipo di informazioni potessero essere utili a confermarne l’identità o a poter effettuare controlli di sicurezza più efficaci. E solo nel caso di persone che si sospettava potessero avere a che fare, più o meno direttamente, con organismi o movimenti legati al terrorismo. Alla luce di quanto disposto oggi, le cose sono leggermente cambiate e proprio per questo l’American Civil Liberties Union, che si batte per i diritti civili, ha manifestato il proprio dissenso e la preoccupazione per una misura che potrebbe portare a una limitazione della libertà di espressione, causata dal timore di un’ammonizione da parte del governo.

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