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Sulle ali di Garuda alla scoperta del Laos

Garuda è una divinità induista collegata al sole e rappresentata in forma di aquila.

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Onnipresente in tutto il Sud-Est asiatico oggi sarà anche la nostra guida nella scoperta di un paese poco conosciuto, recentemente apertosi al turismo: il Laos. Garuda è anche il nome di una compagnia aerea indonesiana, presente in Italia e che da Milano, Roma oppure Bologna, ci porterà a Bangkok, capitale della Thailandia, ossia un altro paese dove il culto di Garuda è culto di stato, rappresentato con le ali spiegate, emblema della monarchia regnante.

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Bangkok è la porta naturale per il Sud-Est asiatico.

Dalla capitale thailandese fervente di vita, dove eros e thanatos si mescolano in una bruciante vitalità e delineano un futuro irruento, possiamo arrivare in Laos in molti modi. Il lungo confine tra i due paesi permette infatti di scegliere ampiamente il tipo di viaggio, in base alla comodità che si vuole avere ed alla meta che si vuole raggiungere. Da Chiang Khong nella provincia di Chiang Rai si può arrivare a Luang Prabang, patrimonio Unesco di assoluto valore, solcando in barca le acque del Mekong; da Bangkok si può prendere un veloce treno per arrivare nella capitale laotiana: Vientiane, paesone che si pensa metropoli. Se invece si vuole scoprire luoghi meno turistici basta prendere un pullman e raggiungere una delle le tante città laotiane adagiate lungo il confine, basti citare le coloniali Thakhek e Savannakhet oppure la regina del sud del paese: Pakse. Noi avremo il privilegio di osservare il Laos dall’alto, grazie a Garuda.

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La vera arteria del Laos: il Mekong, la lunga frontiera tra Thailandia e Laos, frontiera formale ma non reale: Asia significa mescolanza di etnie, commerci, abitudini.

Il Mekong è il nume tutelare del Sud-Est asiatico, riverito eppure martoriato dalle troppe dighe e dall’ inquinamento. Ognuno cerca di trarre dal grande fiume il più grande vantaggio possibile, lottando col vicino mentre si costruiscono ponti detti “dell’amicizia”, quando forse sarebbe più giusto chiamarli “dell’interesse”. Tra Laos e Thailandia ne esistono ben quattro. Navigare il Mekong, specie nel tratto laotiano, significa solcare le onde di una parte della Storia d’Asia, molto noto il tratto che da Pak Boeng, triangolo d’oro che si concede al turista, arriva a Luang Prabang dopo due giorni di barca, sia questa lenta oppure, a vostro rischio, veloce.

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Dalle Ali di Garuda vedremo come il Laos, oltre alle fertili e popolose rive del Mekong, sia perlopiù montagne e altipiani, inframezzati da strette valli e dai fiumi impetuosi.

Come il Nam Ou che permette di raggiungere Luang Prabang da Muang Khua, minuscola e magnifica cittadina sempre più amata dal turismo internazionale. Le vette del settentrione laotiano sono rifugio per antiche popolazioni dalle etnie più varie che le vicende storiche hanno disseminato tra Cina ed India, genericamente chiamate Lao Soung (Lao alti), distinte dai Lao Loum (Lao bassi) e dai Lao Theung (Lao medi); non si parla di altezza corporea ma di montagne, altipiani e pianure. Questa parte di Laos è paradiso per il trekking, con Luang Namtha e Phongsali a fare da centri nevralgici, collegate tra loro da Oudomxay, emblema del Laos che si fa Cina e vera dominatrice della rete di comunicazioni della regione a nord di Luang Prabang.

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Vientiane: il fascino di una piccola capitale che vorrebbe essere una metropoli.

Scendendo possiamo vedere il centro del paese, di cui Vientiane è premessa in una posizione assolutamente inadatta ad una capitale, che non si potrebbe capire senza conoscere la Storia dei rapporti tra Laos e Thailandia fatta di guerre, territori contesi ed interventi occidentali a marcare confini non voluti da nessuno, ma che fanno comodo a tutti. Il centro del Laos si divide ambiguamente tra due amanti violenti: le pianure costiere del Mekong guardano la Thailandia ed i monti annamiti del Vietnam. Qui le città sono più vietnamite che laotiane ed il turismo non vi si ferma, diretto a sud verso altre mete ed altri lidi. Nel meridione del paese troviamo un’ oasi turistica dispersa ed unica: le 4000 isole. Questo anticipo di Cambogia è un mosaico di isole sparpagliate nel Mekong, ognuna con un suo microclima turistico: scegliete bene quella dove soggiornare, il turismo può essere giovane e troppo umano.

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Il sud tra caffè e sentieri di guerra.

Nel sud del Laos le alture lasciano il passo agli altipiani dediti alla produzione del caffè, su tutti quello di Bolaven, ed a province come Attapeu, ultimo tratto laotiano del Sentiero di Ho Chi Minh, spina dorsale di una guerra altrui. Ad Attapeu arrivavano solo i sopravvissuti, prima bisognava passare il tratto nord del sentiero con Vieng Xay a fare da capitale nascosta nelle grotte, quindi quello centrale il cui snodo era vicino Xepon, piacevole sorpresa per il turista che vi si dovesse avventurare. Solo allora Attapeu era porta per la Cambogia, altro paese dalla Storia inquieta e magnifica che condivide con il Laos il culto del Naga, divinità serpente legata all’acqua e nemica giurata di Garuda. Anche la religione è parte integrante delle vicende storiche del Sud-Est asiatico, dove i templi mescolano Buddhismo e Induismo e dove anche i confini religiosi non sono per nulla chiari.

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Ma ora è tardi, ci sarebbe ancora molto da scoprire sul Laos, sulle sue usanze, le sue feste di barche e la sua cucina, ma il tempo a nostra disposizione è finito, Garuda deve tornare dal suo padrone Visnu. Presto torneremo a scriverne su Mondo Aeroporto, che ringraziamo come sempre per l’ospitalita’ e se nel frattempo volete sapere di più sul Laos venite a trovarci, su TuttoLaos.

Un articolo di Nick N. e Pietro Acquistapace.