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La mia prima volta a Marrakech

Mila ci racconta la sua visita a Marrakech

 

Data la passione per il mondo arabo, tramutatasi in studi universitari, non poteva mancare una visita, seppur breve, di appena quattro giorni, alla mitica Marrakech.

Solo il nome rievoca scenari da Mille e Una Notte, colori, profumi, danze, luoghi celati. L’arrivo in aeroporto smentisce questi sogni orientali: moderno, ben tenuto, scritte in arabo standard, mi sarei aspettata qualcosa di più “folkloristico”. Appena fuori, ecco lo spirito arabo che si manifesta senza un attimo di attesa: abbordati da un simpatico e gentile tassista che si offre di portarci nella Medina. Fuori dal finestrino si alternano deserto, case tipiche basse e sabbiose, verdi giardini con fiori e palme, motorini carichi di gente senza casco che guida come se non ci fosse un domani.

 

LA MEDINA | IL CUORE

 

Ecco la Medina: un labirinto di strade e stradine, sembra quasi impossibile trovare il riad che abbiamo prenotato. Fortuna che un “caro” ragazzo si offre di accompagnarci, chiedendo poi 20 euro di ricompensa, con hashish in omaggio, che rifiutiamo. Finalmente il riad: proprio come l’immaginavo, come la si vede nei film: mosaici colorati di azzurro, verde, blu e rosso, cortile centrale con fiori e piante, classico tè alla menta servito con la tradizionale teiera in rame ed i bicchieri in vetro. Camera fresca in stile berbero, bellissimo.

 

 

JAMAA EL FNA | IL CENTRO

Dato il poco tempo a disposizione inizia subito l’immersione: piazza Jamaa El Fna, dichiarata patrimonio dell’UNESCO, per la sua pittoresca tradizione: ogni genere di artisti di strada, cantastorie, baracchini di venditori di discutibile olio d’argan, tatuatrici berbere di hennè. Alla sera cala il caldo ed anche il buio, l’enorme piazza si popola di ristoranti all’aperto che cucinano qualsiasi cosa, musiche e ballerini travestiti e truccati da danzatrici del ventre.

 

IL SOUK | IL COMMERCIO

 

Il Souk, un labirinto intricato in cui si è costantemente abbordati da ragazzi che vogliono mostrarti la retta via per il loro negozio, tappeti, argenti, chincaglierie, argan, profumi, spezie, profumi, contrattazioni.

 

LA MOSCHEA KUTTUBIYYA E LA MEDERSA | LA SPIRITUALITÀ

 

È il momento di luoghi più raccolti ed intimi: la moschea Kutubiyya, imponente, dove l’accesso ai non musulmani è limitato alla parte esterna, e la Medersa Ben Youssef, la scuola coranica, un gioiello dell’arte islamica, un unico mosaico di pareti, con al centro il cortile interno ed intorno le stanze degli studenti, che infonde solo pace e rispetto, per un luogo ancora intriso di sacralità e mistero.

 

 

 

I GIARDINI MAJORELLE DI YVES SAINT-LAURENT | LA MODA

 

Fuori dalla Medina ci sono i Giardini Majorelle e la Marrakech “bene” dei  francesi benestanti: giardini incantevoli, voluti da Yves Saint- Laurent, i cui colori dominanti sono il verde ed il blu, rispettivamente della rigogliosa vegetazione simile ad una foresta amazzonica, e della struttura tipica marocchina che l’accoglie.

 

 

A Marrakech ritorni alla origini di te stesso e, se riesci a discostarti dal suo lato meramente turistico, assapori non solo l’ottimo e profumato cibo marocchino, ma anche l’atmosfera che non conosce tempi frenetici: il tempo qui è scandito solo dal richiamo del muezzin, dal caldo del giorno, a cui c’è rimedio grazie agli espedienti marocchini, e dal refrigerio della sera, che si anima di luci, fumi e musiche tribali. Qui tutti trovano il tempo, almeno una volta alla settimana, per i vapori e i profumi dell’hamman, qui un anziano ti ferma per chiederti cosa fai nella vita e ti racconta la sua, i commercianti chiacchierano del più e del meno per ore offrendoti tè alla menta.

 

 

Ma a Marrakech non è tutto le Mille e Una Notte, incensi e vapori all’acqua di rose: agli angoli delle strade trovi negozianti che vendono scarpe usate, letteralmente a brandelli e poi pane marcio e ricoperto di mosche: comprendi e rivaluti il senso del valore e della vita.

 

Intorno al Mondo di Mila Ucchino

foto copertina PAVLIHA, GETTY IMAGES