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Il giro del mondo senza aerei con uno scomodo compagno di viaggio: il diabete

Il giro del mondo senza aerei, con un budget limitato e uno scomodo compagno di viaggio: il diabete. 

“A 33 anni, dopo aver vissuto una vita che non mi è mai realmente appartenuta, fatta di lavoro, carriera e finanza, ho deciso di mollare tutto. Mi sono licenziato per coltivare la mia più autentica passione, per alimentare il fuoco che mi bruciava dentro: viaggiare. Ho deciso di riappropriarmi delle culture, delle persone, delle distanze e dei confini, spostandomi senza aerei fino a raggiungere la terra più lontana: l’Australia. E poi oltre, l’intero giro del mondo senza neanche un aereo. Per dimostrare che è alla portata di tutti raggiungerò la meta con un budget molto ridotto, affrontando un limite fisico che ha condizionato tutta la mia vita: il diabete”
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Ciao. Presentati e spiega cosa stai facendo ora.

Ciao a tutti, mi chiamo Claudio, ho 32 anni e sto per iniziare il giro del mondo senza aerei! Partenza fissata per il prossimo 4 maggio.

Che lavoro facevi in Italia? Perchè hai preso questa decisione di partire?

Ho preso questa decisione perché non ero felice, non vivevo la mia vita, stavo abbandonando le mie passioni ed i miei sogni. Ero un bancario, vicedirettore di filiale. Ho deciso che dovevo provare ad inseguire la felicità, d’altronde senza moglie e figli, nè fidanzata o animali, non facevo del male a nessuno. Così ho mollato tutto per realizzare il sogno della mia vita, fare il giro del mondo senza aerei.

Che Paesi visiterai quando partirai? Hai stabilito delle tue regole non scritte durante il viaggio?



La mia unica regola, ed è scritta, è non prendere aerei e riuscire a compiere il giro del mondo. Partirò il prossimo 4 maggio da Piacenza, la mia città natale, alla volta di Varsavia in bus. Poi in treno raggiungerò Mosca per iniziare l’avventura sulla Transiberiana in terza classe. Proseguendo verso est, virerò in Mongolia per un’esperienza a cavallo nella steppa.
Successivamente raggiungerò Pechino, poi il Nepal dove mi fermerò per aiutare un’associazione a finire un orfanotrofio. Qui il mio viaggio diverrà imprevedibile con l’obiettivo di arrivare fino a Sydney in Australia entro fine anno. E poi? Cercherò di attraversare l’oceano pacifico in mercantile per esplorare il Sudamerica e poi il nord, Stati Uniti e Canada. Infine, l’Africa, il cuore pulsante del mondo.

Le cose che ti aspetti di più in positivo e in negativo in giro per il mondo?

Mi aspetto di conoscere persone meravigliose, mi auguro siano sognatori come me e poi tante persone comuni con le loro incredibili storie da raccontare.
Avendo un problema fisico abbastanza importante, il diabete, invece, mi preoccupano alcune condizioni igieniche e il dover conservare correttamente l’insulina.

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Sicuramente ti sentirai cambiato, il viaggio amplia le nostre conoscenze. Cosa speri di imparare durante tutto questo tempo?

Mi auguro di imparare la lezione della vita, recuperare valori che ormai la nostra società, con la velocità a cui sta procedendo, ha perso. Voglio riappropriarmi dei confini, delle distanze e delle culture che cambiano e si trasformano.
Vorrei imparare, o costruirmi, un lavoro che mi permetta di inseguire le mie passioni: parto come se fossi il garzone che entra nel laboratorio dell’artigiano per imparare un mestiere. L’artigiano del viaggio, della strada.

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La gente pensa che per viaggiare nel mondo sia necessario avere tanto denaro in tasca. Confermi o puoi sfatare questo mito?

Leggendo le tante storie di viaggio spesso le persone immaginano cifre che possono essere lontane dalla realtà, io vorrei rendere conto di tutte le mie spese sul mio sito, e di riuscire a spendere, al netto di visti e trasporti eccezionali (transiberiana e navi mercantili), meno di 15 euro al giorno.

Cosa consigli alla gente che ha intenzione di intraprendere un’avventura come la tua?

Essere onesti con se stessi, porsi degli obiettivi, ma lasciarsi andare. Essere cauti e prudenti, ma concedersi anche l’imprevisto. Affrontare le difficoltà con un sorriso, preservare l’energia positiva anche per i momenti difficili. Pensare anche alle altre persone e cercare di rendere un’esperienza del genere utile anche agli altri.

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