|

Chiude Boracay: Filippine e Thailandia insieme contro il turismo di massa

LA THAILANDIA CHIUDE MAYA BAY AL TURISMO DI MASSA

Tutto era iniziato qualche mese fa alla notizia che la spiaggia thailandese di Maya Bay, resa celebre dal film The Beach con Leonardo Di Caprio, fosse in procinto di essere chiusa al turismo per qualche mese, visto lo smisurato e incontrollato afflusso turistico che negli ultimi anni questo luogo ha accolto, in maniera disorganizzata e lesiva per flora e fauna.

 

 

Una notizia parzialmente rettificata dallo stesso ente del turismo thailandese, precisando che in effetti è in corso la chiusura stagionale annuale di alcuni parchi nazionali, ma non di Maya Bay. Almeno non per ora.

 

LA THAILANDIA CHIUDE OGNI ANNO ISOLE E SPIAGGE DEI PARCHI NAZIONALI

La chiusura temporanea di alcune isole dell’arcipelago thailandese è pianificata ogni anno (nei periodi di bassa stagione) per permettere il naturale recupero di flora, fauna e barriera corallina, sempre più stressati dal turismo di massa. Diversi parchi nazionali chiudono a seconda del passaggio dei monsoni e l’ordine restrittivo comprende molte isole e spiagge turistiche dei parchi nazionali come Mu Ko Surin e Mu Ko Similan oltre ai siti di immersione Ko Hin Daeng, Hin Muang, Ko Ha, Ko Rok e Hat Chao Mai e alle isole di Lipe, Adang e Rawi. Piccoli pezzi di terra su cui sbarcano, in un anno, oltre un milione di persone.

 

Turisti a Maya Bay

 

In questo periodo sarà proibito a tutte le imbarcazioni di approdare alla spiaggia attraverso la baia: “Tuttavia in questi mesi i turisti potranno accedere a Maya Bay, arrivando dalla baia adiacente Loh Samah Bay dove le barche potranno attraccare, percorrendo poi a piedi 250 metri”. Praticamente l’unica cosa che verrà modificata, è la modalità di accesso alla spiaggia.

 

UFFICIALE: CHIUDE BORACAY PER SEI MESI

È invece ufficiale la chiusura di Boracay nelle Filippine per sei mesi. Dopo la decisione giunta a inizio mese, dal 26 Aprile chiude al turismo per sei mesi la principale meta turistica delle Filippine.

 

 

Nel periodo di “quarantena” l’isola sarà dotata di migliori infrastrutture, da un sistema fognario efficiente all’ampliamento della strada principale. Il periodo di chiusura corrisponde a quella che normalmente sarebbe la bassa stagione. In ogni caso, centinaia di poliziotti sono stati impiegati oggi per proibire l’accesso alla meta turistica, che a Febbraio il presidente filippino Rodrigo Duterte aveva definito “una fogna”. In particolare, nell’isola si accumulano ogni giorno 70 tonnellate di immondizie, e il livello di contaminazione fecale delle acque una volta cristalline è risultato 45 volte superiore alla norma in un recente rilevamento.

 

BORACAY, LA PRINCIPALE META TURISTICA DELLE FILIPPINE

La maggior parte delle strutture turistiche di Boracay ha già chiuso nelle ultime settimane, da quando è stata ufficializzata la decisione. Boracay attira fino a due milioni di turisti l’anno, ma fino a quindici anni fa gli arrivi non superavano le 250mila unità. Il settore turistico offre un impiego a oltre 17mila persone. L’isola da sola conta un sesto dei 6 milioni e mezzo di presenze annuali in tutte le Filippine, con introiti per 850 milioni di euro, lavoro per 35mila addetti, 14 mila stanze vacanza, 35mila voli l’anno. Il tutto dentro i 7 km quadrati dell’isola e nel giro di 40 anni dall’apertura al profittevole mondo delle grandi agenzie di viaggio, con resort sorti ormai su ogni tratto dei 4 km di sabbie bianche e fini come borotalco.

 

 

Ci vediamo presto, Boracay!