10 libri da leggere per chi vuole andare in India

Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno” (Tiziano Terzani).

Caotica, colorata, folle. L’India ti travolge, ma devi esserne pronto. Pronto al suo caos, ai suoi odori speziati, alla povertà che ti colpisce come un pugno. Ai suoi colori, che in nessun luogo al mondo brillano così. Alla sua gente, a quegli sguardi che – per il resto della vita – t’accompagneranno.

Oggi, noi vogliamo consigliarti dieci libri sull’India. Ti potrai immergere nella sua atmosfera, potrai sognarla. Potrai finalmente capire se è giunto il momento di programmarlo, quel viaggio che – con ogni probabilità – un po’ ti cambierà.


La città della gioia

È il classico dei classici, “La città della gioia” di Dominique Lapierre. Un romanzo trasposto in film, il riassunto dell’esperienza che – lo stesso scrittore – nella bidonville di Calcutta ha vissuto. Lì, in quell’angolo di mondo dimenticato, gli uomini non hanno nulla. Ma sorridono e ringraziano Dio. Lapierre racconta le loro storie, e porta nel mondo il disagio indiano.

Nella bidonville di Calcutta, la città della gioia, mai nessun mendicante mi ha chiesto soldi. La gente è poverissima ma si aiuta reciprocamente per sopravvivere: nessuno li sfrutta. A me hanno sempre dato tanto e mai chiesto nulla” (Dominique Lapierre).


Un’idea dell’India

Nel 1961, Alberto Moravia fa un viaggio in India con Pier Paolo Pasolini e con Elsa Morante. Il risultato è un reportage, “Un’idea dell’India“, che racconta un itinerario. E smaschera le cause della falsa opulenza e della tragica indigenza di un Paese che, ogni giorno, lotta per sopravvivere. E per diventare un po’ più grande.

L’India è un continente nel quale sono degni di interesse soprattutto gli aspetti umani” (Alberto Moravia)


L’odore dell’India

Lo stesso viaggio di Moravia, Pasolini lo racconta nel diario “L’odore dell’India”. Un libro d’amore e d’impotenza, un omaggio alla disponibilità del popolo indiano, un grido di dolore. Lui, poeta e intellettuale, tanto amato quanto odiato, quel viaggio in India lo vive nelle viscere. Legge i particolari, scorge il dolore. Solleva la coltre su di un mondo che, i più, faticano ad immaginare.

Gli indiani non sono mai allegri: spesso sorridono, è vero, ma sono sorrisi di dolcezza, non di allegria” (Pier Paolo Pasolini)


I figli della Mezzanotte

Mille bambini nascono il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte, mentre l’India proclama la sua indipendenza dall’Impero britannico. Un momento magico, che dona loro doti straordinarie: possono viaggiare nel tempo, diventare invisibili, hanno una bellezza soprannaturale e una forza sovraumana. Sono i “figli della Mezzanotte“, e sono i protagonisti dell’omonimo romanzo di Salman Rushdie.

Ciò che è reale e ciò che è vero non sono necessariamente la stessa cosa” (Salman Rushdie)


Il ragazzo giusto

Nel 1951, nell’immaginaria capitale del Purva Pradesh, Rupa Mehra ha appena benedetto il matrimonio della figlia Savita. E sta pensando al buon partito per la sua secondogenita, Lata. Che ha tutta l’intenzione di ribellarsi. Vuole essere lei a scegliersi chi sposare, lei a decidere per la sua vita. Mentre, sullo sfondo, si disegnano la storia e la politica di un Paese magico ma povero, saggio e dissannato, antico ma sempre un po’ bambino. Vikram Seth firma uno tra i più straordinari romanzi del Novencento. Un romanzo in cui c’è tutta l’India, coi suoi matrimoni e le sue famiglie, le elezioni, le feste e le relazioni.

Dopo averlo finito mi è sembrato che mi venisse a mancare qualcosa: l’immersione in una storia d’amore, di vita, di politica, di religione, di casta, di famiglia, di eventi storici, che avrebbe potuto andare avanti ancora 1.000 pagine” (Natalia Aspesi)


Maldindia. Perché non puoi più farne a meno

In India, Pierpaolo di Nardo c’è stato circa sessanta volte. Ha viaggiato, da solo o accompagnando gruppi di viaggiatori. E, dopo averci scritto due guide, ha pubblicato un libro ricco di spunti inediti per portare il lettore dentro la storia d’una civilità millenaria, ricca di contrasti e di diversità, capace di segnarti come poche altre cose al mondo.

Ma esiste un altro male, un male buono che ti prende e non ti lascia più: si chiama Maldindia” (Pierpaolo di Nardo)


Cuccette per signora

Quarantacinque anni, single, Akhila non ha mai potuto vivere per davvero la sua vita: è sempre stata figlia, sorella, zia. Fino a quando decide di comprare un biglietto di sola andate per Kanyakumary, un paese indiano che sorge in riva al mare. Sale sul treno e qui, nell’intimità del suo scompartimento, ascolta le confessioni e le vite delle altre donne, sue compagne di viaggio. Fino a chiedersi se, a fare la felicità, è davvero la presenza (o l’assenza) di un uomo.

Le donne sono forti. Le donne possono fare tutto, bene quanto gli uomini. Le donne possono fare molto di più. Ma una donna deve cercare dentro di sé quel filone di forza. Non si manifesta naturalmente da solo” (Anita Nair)


Il dio delle piccole cose

Ammu, dopo aver lasciato il marito violento, torna a casa coi suoi due figli gemelli. Tuttavia, non è semplice essere una donna divorziata nell’India meridionale degli anni Sessanta. Soprattutto se non si è ricche, e ci si innamora di un paria. Ma l’amore, delle convenzioni, se ne infischia.

Poche manciate di ore possono condizionare l’esito di vite intere. E quando lo fanno, quelle poche manciate di ore, come i resti tratti in salvo da una casa incendiata — l’orologio annerito, la foto strinata, il mobile bruciacchiato — vanno disseppellite dalle rovine ed esaminate. Conservate. Spiegate” (Arundhati Roy)


Shantaram

Greg Roberts è uno studente di filosofia e un attivista politico che, nel 1978, viene condannato a 19 anni di carcere per rapine a mano armata. Eroinomane allontanato dall’ex moglie e dalla loro bambina, Greg scappa da una prigione all’altra, diventa un ricercato, vive in nove Paesi diversi, organizza gigantesche rapine, costruisce a Bombay un ospedale per poveri, recita in film di Bollywood, combatte due guerre. Fino a quando decide di costituirsi, e di scontare la sua pena.

Presto o tardi il destino ci fa incontrare tutte le persone che possono farci capire ciò che non dovremmo mai diventare” (Gregory David Roberts)


Il paese delle maree

Kanai è un interprete e un traduttore, che intraprende un viaggio verso l’isola di Lusibari per andare a trovare la zia. E, soprattutto, per decifrare il diario lasciato dallo zio. Lungo il viaggio incontra una biologa marina che, originaria del Bengala ma emigrata a Seattle, parla solo l’inglese. Ne scaturisce un dialogo che è un romanzo epico, in cui s’affrontano i temi della libertà e del destino, del conflitto tra l’uomo e la natura, del mito e della ragione.

La gente come mia nonna, che non ha casa se non nella memoria, impara con grande abilità l’arte del ricordare” (Amitav Ghosh)