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La felicità è un modo di viaggiare, non una destinazione

In tanti mi chiedono se il viaggiare in continuazione non mi faccia perdere la magia del viaggio stesso, come se per me fosse tutto normale e non ci fosse più l’attesa e l’entusiasmo di una volta. Rispondo dicendo che ogni viaggio ha una storia a sé, con miliardi di sfaccettature. Luoghi, sorrisi, imprevisti, persone, sensazioni e programmi che la vita ti mescola a piacimento e che soltanto tu potrai abbracciare e gestire come vorrai. Ogni volta che porto una persona in un luogo a me conosciuto, riesco a vivere le loro emozioni sulla mia pelle e tutto per me torna nuovo. Una frase famosa di un film diceva “se solo potessimo essere nuovamente sconosciuti”, per rincominciare dall’inizio, per riscoprirci insieme. È così anche per me, ogni volta che torno in un luogo già visto, mi innamoro nuovamente e lo vedo sempre con occhi diversi. Per scoprirlo meglio, per guardarlo da angolazioni diverse, per far sì che ogni volta sia la mia prima volta ed innamorarmi ancora, senza fermare mai la ruota che anima il mio entusiasmo, nei miei viaggi come nella vita di tutti i giorni.

 

 

La cosa “brutta” del mio lavoro è affezionarsi alle persone con le quali condividi un viaggio, perché al momento dei saluti in aeroporto o alla stazione dei bus ti viene una malinconia tale da voler ripartire insieme a loro. Per fortuna ci si lascia sempre con un “ci vediamo presto in giro per il mondo” e gli occhioni lucidi si trasformano in sorrisi sognanti.

Due settimane fa, con lo scoccare del nuovo anno, mi sono ritrovato come ogni primo giorno di Gennaio a fare alcuni bilanci. Si è sempre lì a pensare: cosa non faresti e cosa cambieresti di questo anno appena passato? (video) Lascerei tutto così, rifarei tutto, con tutti i miei sbagli. Sì, rifarei anche tutti i miei errori, per il semplice motivo che tutti i passi fatti nella direzione sbagliata mi aiuteranno in futuro ad ottimizzare il mio tempo e finiranno dritti in quel sacco con su scritto “ESPERIENZA” che tanto comodo ci torna in ogni attimo delle nostre giornate. Un amico, dopo un anno di lontananza, mi ha detto “ti vedo meno ingenuo dell’anno scorso”. Per me è un complimento enorme ed è un sinonimo di “ti vedo più consapevole”. È proprio questo quello che voglio fortissimamente per il 2018. È tradizione chiedere un desiderio da esprimere per l’anno che sta per arrivare ed il mio non potrà che essere la speranza di mantenere vivo l’entusiasmo che ho in ogni secondo della mia vita, che si tratti di una cena tra amici o di una scalata dell’Everest, farò entrambe le cose che un sorriso enorme che mi possa illuminare l’anima. Spero che l’interesse e la voglia di scoprire qualcosa di nuovo rimanga intatta e si rinforzi ogni secondo di più anche perché altrimenti non sarei arrivato fin qui, a vivere una vita costruita tra mille sogni, desideri ed ambizioni ma con la consapevolezza che se da un momento all’altro questo meccanismo debba concludersi, sarò in grado di inventarmi qualcosa di nuovo, con la dedizione, la perseveranza e l’entusiasmo che da sempre mi accompagnano. È questo quello che mi auguro per il nuovo anno, che la mia benzina per andare a 1000 rimanga sempre il mio sorriso pregno di vita, ma con qualche ruga in più, che fa rima con “sono arrivato fin qui e ricordo ogni centimetro della strada che ho percorso”. 

 

Qualche mese fa, lasciando il Paradiso thailandese di Koh Mook, mi trovavo su una barca di legno che mi riportava nei pressi di Krabi e nel mentre cercavo di capire quale fosse la foto più bella da pubblicare, tra palme gigantesche, sabbia bianca e mare cristallino… finché non ho visto l’espressione di questa bimba che si trovava seduta di fronte a me. Il sole fa capolino fra i faraglioni e Lei spalanca la bocca stupefatta. Ha vinto Lei, non c’è Paradiso che tenga di fronte ad una bimba che si meraviglia per un raggio di sole.

 

 

Ho intrapreso percorsi che in passato non mi hanno portato dove avrei voluto. A scuola mi sono diplomato con una pacca sulla spalla e tanti cari saluti. Eppure amavo scrivere ed ero molto curioso, ma scelsi un indirizzo sbagliato. “Recupererò” mi sono detto. In questo periodo sto ricevendo decine di mail di studenti che mi contattano perché avrebbero piacere di “intervistarmi” e inserirmi nelle loro tesi come “caso di studio” per quanto riguarda il mondo del turismo e dei viaggi. Leggo queste mail con tanto orgoglio e tanta gioia e rispondo immediatamente, dandogli assoluta priorità. Essere il punto di riferimento per qualcuno in quella fascia d’età può cambiarti la vita ed è una grande responsabilità. Con un messaggio, una mail, un gesto, sei in grado di cambiare la vita di una persona. Basta un click. Anni fa conobbi una persona che per me era tutto ciò che avrei voluto essere io “da grande”: simpatico, brillante, pieno d’entusiasmo e non aveva paura di mettersi in gioco. Così decisi di seguire le sue orme. Iniziai ad inseguire tutti i miei sogni, mettendoci tutto me stesso, anche quando cadevo in picchiata nelle peggiori delle delusioni. Da lì inanellai una serie di esperienze, positive e negative, che anno dopo anno mi hanno portato ad essere quello che sono adesso. In questi giorni ho ricevuto un’altra mail che mi ha reso orgoglioso di ciò che sto costruendo nel mio piccolo: avrei dovuto partecipare ad un evento nella mia città (Torino) in qualità di relatore, davanti ad una platea di centinaia di sognatori come me. In quei giorni invece mi sarei trovato a Bangkok, una delle città che amo di più al mondo, ma giuro che avrei voluto avere il dono del teletrasporto per volare fin lì, mettermi una giacca, sedermi davanti a loro e raccontare la storia di quel ragazzo che tanti anni fa, dopo essersi diplomato con il minimo dei voti, si guardò allo specchio e disse “Recupererò”. Perché c’è sempre tempo e non esistono scorciatoie per i sogni. Nulla può essere istantaneo, ognuno deve cercare a modo suo, ognuno deve fare il proprio cammino, perché uno stesso posto può significare cose diverse a seconda di chi lo visita. Chiudete il vostro zaino, il vostro viaggio, come il mio, è appena iniziato.

Negli stessi giorni finalmente riuscii a visitare la Turtle House (video), la casa dove visse Tiziano Terzani. Tornai a casa e scrissi un pensiero di getto.

 

“Non so se capite come mi sia sentito oggi. Quando leggi un libro e senti parlare di un luogo, non vedi l’ora di vederlo. Sono ormai 5 anni che vivo l’umidità di Bangkok ma non ero mai stato alla Turtle House, la casa dove visse Terzani. Quest’anno c’è stato il tempo e la possibilità di trovarla aperta, di visitarla, con il mitico guardiano Kamsing, che dopo averlo letto innumerevoli volte nei libri di Terzani, ho avuto la possibilità di conoscere. Sorriso stampato sul viso, una disponibilità e gentilezza infinita e tanta voglia di chiacchierare con i curiosi come me che bussano a questa porta. Mi sono tolto le scarpe e le calze e ho esplorato ciò che rimane di questa mitica casa. Sulla libreria spoglia, qualche libro in inglese ed in tedesco e delle foto della famiglia Terzani stampate e incorniciate come un omaggio di tutti i turisti che vengono qui a portare tributo a quel toscanaccio con un ego grande così. Ho preso in mano quei libri e mi sono sentito per un attimo Lui. Con la sua serenità e la sua stessa fame di conoscere il mondo. Con i piedi scalzi, contornato da una foresta amazzonica nel bel mezzo di Bangkok e con lo sguardo simpatico di Kamsing a controllarmi. Mi accompagna nel patio e poi mi fa vedere qualche particolare qua e là. È troppo gentile, gli lascio una piccola mancia, gli si illuminano gli occhi. Non se l’aspettava. “Ci vediamo domani a pranzo?” gli dico. Lui sorride e mi dice “Ti aspetto!” con capo chinato e mani giunte. Sorrideva, pensava scherzassi, ma non sa che domani a pranzo sentirà qualcuno che busserá nuovamente a quella porta. Sarò io, con una busta di noodle take-away in una mano e tutta la voglia di vivere le sue esperienze nel mio cuore. Buonanotte Kamsing, domani mi insegnerai una marea di cose. Ne sono certo”

 

Tutto questo per dirvi una sola e semplice cosa: La felicità è un modo di viaggiare, non una destinazione.