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Il biglietto aereo che ti fa fare il giro del mondo: ecco come fare

Prendere un biglietto che mi facesse fare il giro del mondo.

 

Un anno fa avevo le sue stesse intenzioni. Per motivi logistici poi, mi accontentai di esplorare l’intero Sud Est Asiatico. Un anno dopo, curiosando sulla home di Facebook, scopro i suoi viaggi. Lei è Nicoletta Crisponi e sul suo blog “Il filo di Niky” (anche su Facebook e Instagram) racconta il suo progetto, che la sta portando in giro per il mondo da ormai un anno, grazie ad un biglietto che tocca tutti i continenti ma soprattutto grazie agli amici di Facebook.

 

 

Ciao Niky, dove sei adesso? Da quanti giorni sei in viaggio? Quanti giorni di viaggio ti mancano e quali sono i Paesi che devi ancora visitare?

 

Ciao Dani! Come parti alla grande, mi hai già messa al muro con tutte queste domande! Allora, ora sono in Mozambico ma domani lascerò questa terra meravigliosa alla volta della Tanzania dove tra le spiagge di Zanzibar e i Safari di Ruaha credo proprio non avrò di che lamentarmi. Da lì Kenya e poi si torna finalmente in Europa con Inghilterra, Norvegia e la tua tanto amata Islanda. Sono in viaggio da quasi undici mesi e comincio già a sentire il profumo dello strudel della mamma, casa arrivoooo!

 

Ci spieghi come ci si organizza per un viaggio del genere? Ad esempio, il RTW ticket (Round the World), il biglietto che ti permette di toccare diverse città in tutti i continenti per fare il giro del mondo, quale compagnia lo propone? Quale può essere il costo medio? Che tipo di flessibilità hai?

 

Il biglietto giro del mondo permette di risparmiare moltissimo e va più o meno dai 2000 ai 5000 euro toccando un minimo di 5 ed un massimo di 16 tappe viaggiando solo in un verso: o da ovest verso est o viceversa. Questo biglietto è emesso dalle maggiori alleanze delle compagnie aeree, due su tutte Star Alliance e One World. La differenza tra le due sta fondamentalmente nelle tappe proposte e nella possibilità della seconda di cambiare le date senza alcuna penale.

Per decidere l’itinerario ci si può appoggiare a quelli proposti o personalizzarlo, nel caso decidiate per questa seconda opzione armatevi di pazienza: i cavilli sono così tanti che dovrete rifarlo decine di volte per sfruttare al meglio ogni connessione, io ci ho messo una settimana a preparare il mio. No, non sto scherzando!

 

 

Per quanto riguarda come muoverti sul posto o dove dormire invece ti sei affidata ai gradi di separazione dai tuoi amici Facebook giusto? Una sorta di staffetta digitale. Ci puoi spiegare come funziona? Qual è il Paese dove hai avuto più difficoltà a trovare un appoggio?

 

Ogni volta che sto per recarmi in un Paese nuovo pubblico una grafica con la piantina di dove mi recherò chiedendo agli amici e amici di amici di taggare eventuali amici e conoscenti così da trovare qualcuno che viva lì che mi possa ospitare o che abbia voglia anche solo di prendere un caffè e scambiare quattro chiacchiere. Viaggiare in questo modo mi permette di aver sempre qualcuno che mi aspetta, che mi accoglie come una di famiglia e mi racconta il Paese in cui vive da dentro, non da turista.

I Paesi più difficili in termini di ospitalità sono stati due e li ho vissuti entrambi ad Agosto, probabilmente il momento di grande afflusso turistico ha fatto la sua per render le persone “molto impegnate”. Parliamo di Messico e Cuba. Nota in più su Cuba, dove per di più non c’è una gran diffusione di internet e ospitare qualcuno a casa è illegale.

 

Ho visto centinaia di posti fantastici nel tuo viaggio ma mi sono innamorato del Mozambico, una meta che in pochi prendono in considerazione. Lo consiglieresti? È davvero complesso raggiungerlo?

 

Amo il Mozambico! Viene ancora battuto dal Messico solo per una maggior ricchezza storico/culturale ma è davvero un Paese fantastico. Io sono arrivata via terra da Johannesburg passando per il Lesotho e Swaziland (sì, ho fatto il giro largo), ma so per certo che, anche chi non ha grossi budget per pagarsi i voli interni (che qui costano una follia), può raggiungerlo con un autobus notturno proprio dalla città sudafricana.

Per muoversi nel Paese uso i chapas, pulmini locali tanto economici quanto lenti, ma si può tranquillamente viaggiare su autobus più confortevoli o noleggiare una macchina, le strade sono belle e senza grossi problemi.

 

 

Prima di passare a domande più sentimentali, vorrei approfondire il discorso “pratico”. Quanti anni hai impiegato per preparare questo viaggio? Con quale budget sei partita? Chi ci legge da fuori la maggior parte delle volte etichetta frettolosamente un travel blogger come una persona che abbia grosse disponibilità economiche e che stia bene di famiglia soltanto perché la si vede sempre in viaggio. Non conosco la tua situazione, ma sono sicuro che tu abbia fatto sacrifici come sdoppiare le tue giornate lavorative e stringere la cinghia per un po’ di tempo. Giusto?

 

Diciamo che le mie giornate non finivano mai: tante volte iniziando col primo lavoro alle 6:00 del mattino e chiudendo l’ultimo a mezzanotte quando andava bene. Non sempre, ma ci sono state anche giornate in cui ero così stanca che crollavo a letto appena lo toccavo e già suonava la sveglia mentre in tutto questo dovevo far il bucato, le pulizie e dividere casa mia con degli sconosciuti provenienti da Airbnb.

Sono stati due anni di attesa paziente, di lavoro duro e determinazione: dovevo fare questo viaggio e tutte le mie energie erano focalizzate su questo.

Mi arrabbio ancora quando qualcuno mi dà della figlia di papà o mi dice che sono fortunata: di sicuro quando ero in stazione alle 6:00 del mattino a distribuire volantini al freddo pensavano di me tutt’altro.

 

 

Ora che sei praticamente alla fine del viaggio, possiamo mettere sulla bilancia le varie esperienze che hai vissuto e iniziare a compilare un pagellino, come ai tempi della scuola. Di quale posti ti sei innamorata, quali ti hanno stupita perché magari avevi poche aspettative e quali invece al contrario ti hanno delusa?

 

Grandi vincitori inattesi sono stati la Malesia e, appunto, il Mozambico. Natura meravigliosa e fortissima che lascia senza fiato, persone deliziose, profumi intensi e cibi deliziosi. Posto d’onore anche per Messico e Cile.

Un po’ di delusione, invece, per Giappone e Nepal per motivi diversi. Il primo è dovuto ad una differenza culturale nell’approccio ai problemi che ha reso molto difficili tante cose senza motivo, un esempio? Alla stazione centrale di Tokyo alle 23:00 chiudono ascensori e scale mobili seppur ci siano treni in partenza così mi sono trovata con due valigie da 25kg l’una da portare per tre piani di scale senza ricevere assistenza ma solo un continuo “no possibile, no possible”. Per quanto riguarda il Nepal, invece, la colpa è stata mia perché non ho controllato la stagione e una nebbiolina malefica mi ha nascosto le montagne per tutti e 20 i giorni che sono stata lì. Decisamente ci tornerò!

 

Hai incontrato una marea di persone e popolazioni locali. Dove ti sei ambientata immediatamente e in quali invece ti sei sentita un pochino fuori luogo? Hai imparato qualche idioma o dialetto particolare?

 

In generale ho una natura abbastanza camaleontica e non ho grossi problemi ad ambientarmi, l’unica difficoltà, di nuovo l’ho avuta in Giappone. Purtroppo sono una persona molto pratica e logica, in un Paese organizzato per regole era naturale che avrei fatto fatica e di sicuro la lingua non aiuta.

Arrivata a Cuba mi sono messa di buon impegno ad imparare lo spagnolo e direi che sono abbastanza orgogliosa del risultato, non fosse che ora il mio portoghese è spagnoleggiante.

 

 

Sei una donna che ha viaggiato da sola per un anno. Che consigli vuoi dare a quelle ragazze che vogliono intraprendere un viaggio in solitaria ma che hanno ancora timore? Accortezze, luoghi da evitare, come muoversi, rassicurazioni. Visto che hai vissuto questo viaggio da sogno ma impegnativo, puoi anche sfatare falsi miti e luoghi comuni. Le donne ti ascoltano!

 

Le donne possono fare tutto ma dobbiamo essere coscienti della nostra natura e dei nostri limiti, per quanto tante cose possano sembrarci ingiuste. Girare in pantaloncini e spalle scoperte in un Paese Mussulmano o dove la libertà sessuale è limitata, per quanto in Italia non ci vedremmo nulla di male, qui è meglio di no. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo a casa d’altri e il rispetto viene prima di tutto: vi giuro che con una bella gonna lunga e una pashmina si può sopravvivere anche in climi molto caldi. O altra scemenza, prendere gli autobus locali sempre con gambe e scollature coperte: non so voi ma io evito volentieri che qualcuno mi fissi o con la scusa del sedile stretto mi sfiori le gambe con la mano.

In generale se avremo rispetto per culture diverse e sapremo adattarci ai loro costumi, verremo accolte con più calore e troveremo qualcuno disposto ad aiutarci qualora ne avremmo bisogno.

Sicuramente ci saranno volte in cui qualcuno tenderà a mancarci di rispetto, a cercar di fregarci qualche spicciolo gonfiando i prezzi ma basterà sfoderare le unghie ed un sorriso per rimettere le cose nel giusto equilibrio.

Magari, ecco, evitiamo di ubriacarci da sole, se siamo vulnerabili diventiamo bersagli facili e poi è tardi per tornare indietro.

Prima di partire ho fatto un corso di primo soccorso, mentre quello di difesa personale me lo sono perso ma non mancherò appena tornata a casa. Sono due cose piccole ma che aiutano a sentirci più tranquille!

Un’ultima cosa, se potete, fate la depilazione definitiva perché non sempre troverete la ceretta e in molti Paesi costa anche 4/5 volte tanto rispetto all’Italia. Lo so, Dani, che forse non intendevi consigli di questo tipo, ma giuro che per me è stata un problema.

Detto questo lanciatevi senza paura, il mondo è un posto bellissimo di gente bellissima, usate la testa, il cuore e andrà tutto bene!

 

 

Ho visto che hai fatto un sacco di esperienze stupende, anche a contatto con gli animali. Ci vuoi raccontare le più particolari?

 

Nuotare con gli squali balena è un’emozione fantastica!! Lo si può fare, dei Paesi che ho visitato, alle Maldive (10/30 dollari), in Australia (250/300 dollari), in Messico (80 dollari) o qui in Mozambico (30/40 dollari).

Ci si trova faccia a faccia con il musone di questo pesce enorme, lui ci guarda e quando è ad un passo da noi cambia direzione e continua tranquillo la sua nuotatina. Il cuore batte all’impazzata perché ti rendi conto che se solo volesse in un secondo ti spazzerebbe via, così lo guardi passare con rispetto e cerchi di star al suo passo per godere di quel momento il più possibile.

 

 

A livello social, quanto pensi che un viaggio del genere, raccontato sul web, possa smuovere la coscienza di qualche viaggiatore, cercando di emularti? Ti faccio questa domanda poiché nel 2016 raccontando il mio viaggio solidale negli orfanotrofi del Vietnam, qualcuno (in pochi per fortuna) mi criticò dicendo che la beneficenza andasse fatta in silenzio. Io risposi dicendo che nell’era dei social, della condivisione e dell’emulazione questo progetto fosse l’esempio lampante di quanto questa frase fosse sbagliata, poiché raccontando quel folle viaggio solidale coinvolsi centinaia di persone, che con le loro donazioni ci aiutarono a comprare il materiale scolastico per questi bimbi. Quanti bimbi avremmo potuto incontrare invece senza questo aiuto dal web? Non è meglio emulare e condividere un’idea del genere, un viaggio come il tuo o un progetto interessante, piuttosto che quelle schifezze che girano in rete?

 

Purtroppo il mondo del web è pienissimo di “Bastian contrario”, li chiamiamo dalle nostre parti, e stai sicuro che per ogni cosa che farai ci sarà qualcuno che ci troverà del male. Da un lato può esser un modo interessante per cambiare prospettiva, dall’altro spesso non vale la preoccupazione. L’altro giorno un ragazzo ha commentato la foto di una spiaggia paradisiaca dicendo “che tristezza non c’è nemmeno una palma”, io basita: si può davvero non amare la perfezione della natura? Sì. Si può davvero biasimare chi dedica il suo tempo ed energie ad aiutare gli altri? Sì.

Credo che il bello e il brutto del web stia proprio nell’amplificazione di tutto, sta a noi trovare messaggi positivi da diffondere. È già successo che ragazze mi scrivessero felici perché guardando me hanno trovato il coraggio di far un viaggio da sole ed io non potrei esser più orgogliosa di loro e di me stessa.

Se non condividi vale la metà. In fondo siamo esseri sociali fatti per comunicare e allora, comunichiamo!

 

Come ti gestivi in viaggio per la creazione dei contenuti sul web e sui social? Hai contattato enti locali per organizzare le tue escursioni e i tuoi spostamenti dando in cambio visibilità sulla tua piattaforma oppure le esperienze vissute in loco sono state parte del tuo budget?

 

Il lavoro che c’è dietro alle nostre piattaforme noi lo sappiamo benissimo e non sempre viene capito, sembriamo sempre in vacanza quando invece tra: creazione del calendario editoriale, reperimento delle informazioni, contatti con i possibili partner, gestione dei social media, pr, elaborazione di video, foto e post non abbiamo un attimo di respiro. I mezzi di trasporto sono di solito i luoghi che uso per scrivere ottimizzando al massimo i “tempi morti” ma la realtà è che non ti fermi mai.

Quando sono partita ero a community 0 quindi è difficile creare collaborazioni, queste sono iniziate da un mesetto quanto finalmente mi sono avvicinata ai fatidici 10.000. Il nostro valore sta nella community che viaggia con noi e per crescere ha bisogno di tempo, pazienza e amore. Il prossimo passo sarà quello di esser invitata e pagata per partecipare alle attività, ma manca ancora un po’. Si dice che, come per qualsiasi realtà imprenditoriale, ci vogliano tre anni, speriamo di farcela in meno.

 

 

Ora che sei alla fine di questo viaggio epico, quanto ti senti cambiata? Quanto sono cambiate le tue priorità? Quanto senti che la tua mente si sia aperta e i tuoi orizzonti si siano ampliati? Riusciresti mai a tornare a fare la vita di prima, seduta su una sedia davanti ad un pc per 8 ore? Te lo chiedo perché io ho intrapreso il tuo stesso percorso da un po’ e a questa domanda ho una risposta immediata: un gigantesco no. Non riuscirei.

 

Sai, viaggio da tanti anni per periodi di tre mesi alla volta quindi di sicuro la mia mente a iniziato a plasmarsi sul mondo molto tempo fa. Penso che più cose sappiamo, vediamo, viviamo più i nostri orizzonti si allargano e il nostro modo di pensare cambia. Durante quest’anno come mai prima ho imparato la pazienza e che la stessa cosa vista da occhi diversi può prendere forme così differenti da non sembrare quasi che stiamo descrivendo la stessa esperienza.

Di sicuro cambiano le priorità e la concezione del tempo. Prima la mia vita era perennemente in ritardo, ora mi rendo conto che non aveva senso e che ero la causa della mia stessa fretta.

Potrei tornare dietro la scrivania se fosse il mezzo per raggiungere qualcos’altro. Sono sempre stata freelance perché odio gli orari fissi, nonostante questo mi sono vissuta mediamente bene il periodo in agenzia perché sapevo che era ciò di cui avevo bisogno per esser oggi qui.

 

A quelli che pensano che il tuo sia stato soltanto un anno sabbatico, uno sfizio, un capriccio e che adesso ti chiederanno “e ora cosa farai?” cosa vuoi rispondere?

 

Ora se avrò seminato bene in quest’anno raccoglierò i frutti e farò del viaggiare la mia vita, se non è stato cosi ricomincerò da capo. L’ho fatto talmente tante volte che non solo non mi fa paura, ma mi piace proprio!

So di aver fatto un buon lavoro con il blog e ora è solo questione di aggiustare tutto quello che non ho avuto tempo di far alla perfezione per via del poco tempo a disposizione e tirare un po’ le somme.

Purtroppo per come sono fatta io non sarei mai riuscita a viaggiare per il gusto di perdermi nel vento senza un obbiettivo, ora vedremo se avrò scelto bene la direzione.

 

Concludo questa intervista dicendoti che non conoscevo la Niky precedente, quella chiusa nelle quattro mura di un ufficio, ma che sono contento ed entusiasta di aver conosciuto la Niky backpackers che ha portato il suo sorrisone in giro per il mondo.