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Amo Bangkok, ma non ci vivrei

Ho deciso di scrivere questo articolo mesi dopo aver lasciato Bangkok. Probabilmente non ce l’avrei fatta a scriverlo prima, probabilmente l’emotività sarebbe stata troppo coinvolgente nel mio racconto e avrei scritto cose sbagliate. Ho anche deciso che questo articolo non debba essere accompagnato da nessuna foto, perché voglio che la vostra mente possa disegnare da sé gli scenari che andrò a descrivere in queste righe, proprio come il vecchio “caro diario”.

A volte abbiamo bisogno di preservare un amore o una passione e lo facciamo allontanandoci. “Lo faccio per il tuo bene”, diciamo. Per non rendere tutto brutalmente scontato, per non farci coinvolgere e sfiorare dai difetti di questa nostra passione, preferiamo viverla a piccole dosi, con meno frequenza ma con più coinvolgimento, forse per ricordarci solo delle cose belle, forse per scrollarci di dosso quelle tensioni e quelle preoccupazioni che ci appesantiscono. Così, come nelle migliori storie d’amore, contiamo i giorni che ci separano dal ritorno. È un po’ come quando metti la tua canzone preferita come suoneria della sveglia. La sveglia al mattino suona presto e quella melodia che prima ti cullava piacevolmente, ora non fa altro che buttarti giù dal letto. Non hai più ricordi piacevoli, ma soltanto quel fastidioso “bip bip” che interrompe i tuoi sogni notturni per riportarti alla realtà. Proprio così. Preservare qualcosa che si ama, è la dimostrazione d’amore più grande che ci sia. È per questo che non metterei mai la mia canzone preferita come sveglia al mattino, è per questo che il giorno del mio arrivederci a Bangkok le ho detto “io questa città la amo, ma non ci vivrei”.

Da tempo in contatto con Andrea, che in principio tramite il suo blog mi introdusse a quella che adesso è diventata questa passione smisurata per Bangkok, non potevo fare altro che confessargli la mia voglia di provare a sbarcare definitivamente nella capitale thailandese. Sin dal primo istante però mi è stato fatto notare che il mio entusiasmo potesse essere smorzato con il passare del tempo per varie ragioni. Proprio come successo nei miei primi mesi a Sydney, nel 2012, quando decisi di trasferirmi dopo aver comprato un biglietto di sola andata e che vi racconto nel mio libro Passeggiata a Sud-Est.

Si può essere innamorati follemente di un luogo, di una persona o di un semplice ricordo. È quello che  provo adesso per Sydney. Ricordo solo le cose belle, la mia mente ha spazzato via tutte le negatività, ma sono certo che se dovessi tornare nuovamente lì, in pianta stabile, queste riaffiorerebbero all’istante e lì riuscirei a capire il perché delle mie scelte del passato. Innamorarsi di un ricordo. Siamo sempre così fragili quando mettiamo in gioco i nostri sentimenti, quando ci esponiamo così tanto ed usciamo dal nostro guscio dorato. Ci immoliamo totalmente, in balìa degli eventi e delle nostre sensazioni. È forse quello che ci serve per vivere a pieno un qualcosa che ti parte dritta dal cuore. È da lì che inizia e finisce tutto, perché quando quel fuoco esaurisce, quando quella fiammella inizia ad affievolirsi, quando non senti più di voler lottare contro il mondo intero per qualcuno o per qualcosa, il controllo delle tue azioni si sposta da quell’inferno fatto di fiamme e desideri ardenti verso il cervello freddo e calcolatore. Entra in gioco quella cosa che si chiama “gestione”, che ha mille sinonimi che fanno tutti rima con “protezione”. Con una semplice parola passiamo da essere umani a macchine comandate con criterio e attenzione. Entra in scena il “piano B” che ha sempre a che fare con l’amore, ma verso noi stessi.

È così, che dopo aver amato alla follia Sydney, la abbandonai per la seconda volta nel 2015, con un volo preso all’improvviso, di prima mattina, senza nemmeno voltarmi indietro. Senza aver avuto nemmeno il tempo di incrociare lo sguardo con l’Harbour Bridge che spuntava dai finestrini del treno ogni volta che passavo dalla fermata di Circular Quay. Ero così innamorato di quella città che ogni giorno ed ogni volta, in quella fermata ci scappava una foto, uno scatto. Ogni volta, ogni giorno. Sempre.

Ma come (quasi) tutti i grandi amori, il tempo cura le ferite ed oggi mancano pochi mesi per rivedere nuovamente quella città che per prima mi ha rubato il cuore. Sarà una toccata e fuga ma sono sicuro che i miei occhi si riempiranno nuovamente di emozioni che porto dietro da ormai 6 anni.

Quindi mia cara Bangkok, non essere gelosa se la prima a farmi innamorare è stata una città a qualche ora d’aereo da te. Sai come si dice no? Una persona si innamora nella vita tre volte e ogni innamoramento corrisponde a una fase ben precisa e a un momento di crescita personale. Un’altra corrente di pensiero dice invece che nella vita ci si innamora veramente soltanto due volte. La prima pensando che sia l’unica e la seconda capendo che è la prima. Io che per fortuna a queste frasi da “Baci Perugina” dò sempre poco conto, sono uno di quelli che ammira tutti quelli che riescono ad innamorarsi più e più volte. È il bello della vita, a patto che sia un amore pulito, sincero e non impossibile. Uno di quelli che ti fa svegliare con il sorriso e che ti fa addormentare con la paura di sprecare il tuo tempo, tanto che non vedi l’ora di svegliarti e premere l’acceleratore sulle tue giornate per prenderti tutto quello che desideri.

Mia cara Bangkok io di te sono innamorato, ma per fare andare avanti la nostra storia d’amore con coscienza, devo spostare il mio centro di controllo. Non posso più ascoltare soltanto il mio cuore, un rapporto rimane duraturo se interviene anche il cervello. Quante parole per spiegare che una città, un luogo o una persona, debba essere conosciuta a fondo prima di lanciarsi in progetti audaci ed entusiasmi facili.

C’è una sostanziale differenza nel vivere una città da turista per un breve periodo di tempo e viverla da residente. Cambiano le esigenze, i bisogni, le dinamiche, i budget, le tempistiche. É come vivere una persona in una vacanza all inclusive per una settimana e viverla tutti i giorni, dalla sveglia presto alle commissioni in banca ed in posta, alle corse per arrivare in tempo a lavoro dopo aver detto parolacce per il traffico o per le chiavi della macchina che non si trovavano e alla fine erano lì, sotto quel cappotto appoggiato su quella sedia che, come sempre, viene usata come se fosse un armadio. Ma quante volte te l’ho detto che non è un armadio?

Spesso vengo rimproverato di avere entusiasmi facili e di vedere tutto troppo positivo. Non vedo malizia, non vedo negatività, credo molto in me stesso e nella forza delle persone. Non voglio trasformare il mio amore Bangkok in quel suono della sveglia mattutina che prima amavi tanto e che adesso non vedi l’ora di cambiare. Sarai pur piena di difetti, impossibile dire il contrario, ma chi di noi è perfetto?

Sono sincero, non riuscirei a vivere da te. Dove i ritmi di vita vanno a rilento, dove a volte i problemi vengono occultati piuttosto che risolti, dove ogni giorno dovrò combattere con la mia faccia da farang. Non riuscirei. Preferisco viverti un poco alla volta, contare i giorni che mancano per riabbracciare te, i tuoi colori, i tuoi profumi e anche la puzza di alcune tue vie più buie. Voglio ricordarmi l’ultima volta che ho visto i sorrisi dei miei amici e ricordarmi le battute e le risate che ci siamo fatti, per creare nuove occasioni per essere felici tutti insieme e spostare sempre il concetto di “ultima volta che ci siamo abbracciati” un po’ più in là nel tempo, perché così facendo non ci sarà mai un’ultima volta, ma un’infinità di prossime volte. Per amarti sempre, per amarti ancora.

Ci vediamo presto, Bangkok!