“Ho sposato un’assistente di volo”. La risposta maschile

Articolo di Volo Vivendo in risposta a “I 15 trucchi per convivere con un’assistente di volo”

Tante, tantissime sono state le mail e i messaggi che ho ricevuto dopo l’articolo sui trucchi per convivere con un’assistente di volo. Molti di voi erano d’accordo (la maggior parte colleghi), qualcuno ha pensato che fossi nel pieno di una crisi di coppia, qualcuno mi ha scritto che per ogni lavoro ci sono le stesse dinamiche, qualcuno che tutto è inutile, ma soprattutto moltissime sono state le persone non d’accordo con me perché veramente avevano sposato un’assistente di volo!!!!!
Cavolo, l’altra faccia della medaglia. Giusto.
Io non mi sarei mai aspettata tanto seguito, come ho già detto scrivo per sorridere e far sorridere, ma ascoltare tutti i vostri pareri mi è piaciuto tanto. Ovviamente mi ha fatto piacere avere tanti consensi, ma i pareri discordanti mi hanno stimolato a riflettere e a confrontarmi.
E’ giusto dare voce a chi veramente vive questa realtà stando a casa ad aspettare.

In questo mio articolo mi limito a fare il copia incolla di un racconto di Flavia, al quale non credo sia necessario aggiungere nulla. Buona lettura.

Questo articolo nasce, per par condicio, in risposta a quello in cui si elencavano i punti salienti per un sereno rapporto con un AV.
E’ la testimonianza di chi, per tre anni, ha dovuto capire, assecondare e passar sopra a comportamenti e –da “profana”- stranezze!

1 – Quando dovete partire, ricordatevi che non state andando in missione segreta! Senza fare i misteriosi, dateci quelle poche informazioni di base che ci servono per non stare in ansia!

2 – Quando siete fuori, nelle stressanti tratte che però vi permettono di girare e conoscere il mondo, ricordate che a casa lasciate chi ogni giorno lotta col traffico, con la lavatrice che allaga il bagno, con il capo petulante e con tutta la quotidianità che logora. Per quanto forti, a fine giornata abbiamo bisogno di dare e ricevere una parola di conforto … al di là di ogni stanchezza!

3 – Non sparite: da quaggiù si fanno i pensieri più brutti. Trovate un minuto per un veloce messaggino. E non chiamateci solo dalla vostra camera, sicuri che nessuna vi stia ascoltando: non vogliamo sentirci relegati in un angolo della vostra fine giornata, solo come un impegno da depennare dalla lista delle cose da fare!

4 –  Dateci il vostro foglio turni: non abbiate paura di trovarci in giro per il mondo appostati per seguirvi!!!

5 – Ben vengano le cene tra colleghi. Ma, per favore, se vi chiediamo con chi siete, non attaccate la solita storia della mancanza di fiducia e della sensazione di oppressione: non possiamo vivervi nel vostro contesto lavorativo, almeno parlatecene e fateci sentire parte di una fetta importante della vostra vita.

6 – Ricordatevi che siamo i vostri compagni anche quando partite: vi aspettiamo per giorni e meritiamo considerazione.

7 – Il ritorno a casa è delicato per entrambi. Non sappiamo come comportarci, cosa farvi trovare per una speciale cena di bentornato, con quale umore varcherete la soglia. Ci preoccupiamo quando non ci siete, voi dedicateci almeno qualche minuto di dolcezza.

8 – Perdonateci qualche insicurezza, gelosia o nervosismo. Passiamo molto tempo a rispondere da soli alle domande che non possiamo farvi per non risultare invadenti. Se qualche volta capita, rispondeteci con amore e naturalezza.

9 – Non siamo cretini. Il fatto che non facciamo il vostro stesso lavoro non vuol dire che non possiamo capire le vostre problematiche o i discorsi ad esso inerenti. Raccontatevi: noi amiamo ascoltarvi.

10 – Anche noi abbiamo bisogno della “decompressione” a fine lavoro. Anche noi siamo stressati. Solo che tra un turno e l’altro non ci concediamo passeggiate per città dell’altro emisfero o non possiamo fare “una capatina sulla spiaggia davanti l’albergo”. Quindi … abbiate considerazione anche della nostra stanchezza.

11 – Non è facile avere doppi turni, stare svegli di notte per aspettare la vostra telefonata skype dall’altra parte del mondo, che –tra interferenze ed altro- durerà venti minuti e dalla quale capiremo solo che da voi è giorno!

12 – Ed in ultimo, di ordine e non di importanza, non ci dite bugie per paura della nostra reazione. Non ci dite che al telefono era “Andrea” piuttosto che “Francesca”: abbiamo accettato che lavorate a stretto contatto con colleghi di sesso opposto. Le bugie scoperte (e siate certi che i partner più caparbi le scopriranno!) sono mine per la fiducia e per la serenità di coppia!

Non è facile non trovarvi a casa, non poter condividere con voi preoccupazioni e tensioni (in viaggio per non innervosirvi, di ritorno per non disturbarvi!), andare alla maggior parte delle cene da soli … non sentirsi parte di una coppia “normale”. Noi cerchiamo di starvi dietro, ma voi cercate di non andare troppo avanti senza di noi!

Flavia

Stare dall’altra parte, la cosa più difficile, immedesimarsi in una situazione che noi abbandoniamo quotidianamente, ma ci sentiamo giustificati da un “dobbiamo farlo” e non capiti. Non ci riusciamo, vi assicuro con tutta sincerità che non ci riusciamo.
Probabilmente molti penseranno che tutto questo è valido per ogni tipo di coppia e per ogni lavoro, questo sicuramente e’ anche vero, ma ognuno vive il peso della propria realtà. E la realtà dei naviganti è anche questo, non  solo viaggi, begli alberghi, bella vita. Quello che io amo raccontare, è cosa c’è dietro. Molti dicono che siamo degli immaturi, non cresceremo mai, che siamo dei viziati, ma a me leggere queste righe di Flavia,  ha messo di fronte ad una me stessa che conosco bene e spero con questi miei due semplici articoli, di aver dato un piccolo contributo a chi si trova quotidianamente a fare i conti con queste difficoltà. Magari mostrando le “due facce della stessa medaglia” sono riuscita a rispondere a qualche domanda, che avreste voluto fargli/le e magari, perché no, salvare qualche coppia. Presuntuosa eh!
No, solo un po’  immatura, sognatrice, idealista e sempre sempre sempre ottimista….. semplicemente un’A/V
Grazie Flavia.

Comments

comments

Daniel Mazza
Viaggiatore classe '88, blogger per passione e creatore di MondoAeroporto. Il 2014 mi ha regalato un libro. Vivo con la valigia pronta e con il sorriso in tasca.