In aereo in bikini, ma è un uomo

All’imbarco in bikini, coprispalle bianco, calze autoreggenti e tacchi alti: è stato fatto salire a bordo.

Si è presentato all’imbarco del volo US Airways da Port Lauderdale, in Florida, a Phoneix lo scorso 9 giugno in bikini azzurro cielo, coprispalle bianco (del tutto inutile a celare quanto c’era sotto), calze autoreggenti e tacchi alti. A quella vista, una passeggera che aspettava di salire sull’aereo gli ha scattato una foto (e il soggetto si è pure messo in posa compiaciuto), che ha poi mandato al «San Francisco Chronicle» perché se non lo avesse fatto, nessuno avrebbe creduto ad un simile look. Ma l’incredulità di Jill Tarlow è diventata rabbia quando si è resa conto che all’uomo è stato permesso di salire a bordo come se nulla fosse, manco avesse addosso un gessato di sartoria. Inutili anche le lamentele degli altri passeggeri rivolte allo staff della compagnia affinchè lo stravagante personaggio fosse lasciato a terra o che, almeno, gli fosse intimato di coprirsi. L’uomo ha, invece, volato regolarmente, fra lo sconcerto generale. «Nessuno mi avrebbe creduta se non avessi scattato quella foto – ha raccontato l’inviperita signora Tarlow alla CBS5 – è quell’uomo si è pure divertito e si è persino messo in posa per lo scatto! Ho continuato a pensare a cosa sarebbe successo se io mi fossi vestita in quel modo. Volete farmi credere che se la US Airways non mi avrebbe chiesto di coprirmi? O che avrebbe permesso ad una donna abbigliata come una spogliarellista di imbarcarsi sull’aereo?»




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LA COMPAGNIA – Domande che sembrerebbero però destinate ad avere una risposta positiva, almeno a giudicare da cosa si è sentita dire la donna una volta sbarcata a Phoenix da Valerie Wunder, portavoce della compagnia aerea, che si è vista recapitare la foto della vergogna. «Non abbiamo un codice di abbigliamento – ha spiegato la donna – pertanto se una persona non mostra parti intime, è autorizzata ad imbarcarsi sui nostri aerei». Peccato però che tale regola di tolleranza non sia stata applicata sei giorni più tardi, quando il ventenne DeShon Marman, un giocatore di football dell’Università del New Mexico in volo verso Albuquerque, è stato arrestato all’aeroporto di San Francisco per essersi rifiutato di tirar su i pantaloni che, a detta di un impiegato della US Airways, erano troppo calati sul fianco e mettevano in mostra i suoi boxer. Stando al suo avvocato, Joe O’Sullivan, a cui fra l’altro la Tarlow ha spedito la foto dell’uomo in bikini e autoreggenti, nel video di sorveglianza si vedrebbe chiaramente che i calzoni calati di Marman non mostrerebbero nemmeno un centimetro di pelle nuda. Da qui l’accusa di discriminazione razziale nei confronti della compagnia aerea, visto che il suo cliente è di origine afroamericane.

«Penso che la compagnia aerea abbia una strategia di mercato favorevole alle drag queen e sfavorevole ai giovani afroamericani – ha tuonato il legale alla stampa di San Francisco – visto che hanno permesso ad un uomo bianco di imbarcarsi sull’aereo in completino intimo e tacchi senza che nessuno gli chiedesse di coprirsi, mentre hanno costretto il mio cliente a tirarsi su i pantaloni solo perché scendevano oltre la vita. è stata tutta una questione razziale dovuta a due stereotipi, al fatto che Marman è nero e che ha i dreadlocks. Ma nessun passeggero si è lamentato per il suo look e in nessun rapporto della polizia si dice che abbia mostrato delle parti intime, eppure è stato fatto scendere dall’aereo ed arrestato. Se non è ipocrisia questa….».

Interrogata sulla questione, la Wunder ha negato che al ragazzo non sia stato permesso di volare a causa del suo abbigliamento e ha invece parlato di una questione di sicurezza, dato il suo rifiuto nell’accogliere le richieste del pilota.

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Daniel Mazza
Viaggiatore classe '88, blogger per passione e creatore di MondoAeroporto. Il 2014 mi ha regalato un libro. Vivo con la valigia pronta e con il sorriso in tasca.